IN LIBRERIA - "Sono un liberale?" di J.M. Keynes

11/10/2011 - In Fondazione
IN LIBRERIA - "Sono un liberale?" di J.M. Keynes

E' in libreria il libro "Sono un liberale? E altri scritti" di J.M. Keynes, edito da Adelphi.
Il volume è curato e introdotto da Giorgio La Malfa che nel suo lungo saggio rilegge la figura dell'economista anti-crisi.
Pubblichiamo una nota di Enrico Cistentto uscita su Il Mondo in occasione dell'uscita del volume. 

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Più Stato e più mercato

di Enrico Cisnetto 

Torna John Maynard Keynes. Bisogna essere grati alla casa editrice Adelphi, che dell’economista di Cambridge ha ora ripubblicato “Sono un liberale? E altri scritti”, e al keynesiano (da tempi non sospetti) Giorgio La Malfa, che del volume è curatore e autore della prefazione, perché in un momento in cui la crisi mondiale spinge il sistema economico planetario alla ricerca di nuovi e consolidati paradigmi, ci inducono a rileggere e ripensare gli insegnamenti di un liberale non liberista che è stato decisivo nel Novecento e che agli albori della globalizzazione è stato archiviato con troppa fretta. Per esempio, come non considerare di attualità assoluta il suo giudizio sul sistema capitalistico, di cui da un lato vedeva la forza espansiva, ma su cui, dall’altro lato, esprimeva riserve di ordine morale, poiché il motore che lo muoveva era alimentato dalla cupidigia del guadagno, dall’avidità e dal desiderio di accumulare ricchezza fine a se stesso? Così come vanno considerate profetiche le parole spese da Keynes prima della crisi del 1929 – ahinoi, una lezione inascoltata vista la “tempesta perfetta” che ci ha investiti negli ultimi tre anni – ma soprattutto quelle spese per criticare l’integralismo liberista della “mano invisibile” e del lassez-faire che ha avuto (e continua ad avere, purtroppo) nei discepoli della scuola di Chicago i maggiori epigoni. Rileggere sir Keynes ci dice che se non ci fossimo ubriacati dello slogan “meno Stato, più mercato” – peraltro senza neppure riuscire ad applicarlo, in Italia – e avessimo capito che la sua lezione non era “più Stato, meno mercato”, come purtroppo ci hanno raccontato i marxisti di casa nostra, ma “più Stato” nel senso della responsabilità della politica di stabilire linee di indirizzo strategico del modello di sviluppo, e “più mercato” nel senso di regole stringenti e maggiori controlli, forse ci saremmo risparmiati un sacco di problemi. Ma siccome nella vita non è mai troppo tardi…



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