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La guerra degli algoritmi, da Palantir al Pentagono

Sul Corriere della Sera di oggi un articolo titolato: “La Palantir di Thiel raddoppia il volume d’affari con i governi”, elenca dati che testimoniano l’incremento dei profitti della società fondata da Alex Karp e Peter Thiel nell’ultimo trimestre 2026. Circa il dato più significativo – “+133% nei ricavi commerciali statunitensi e +84% in quelli governativi” – l’autore dell’articolo fa notare che “il cuore del business è negli Stati Uniti, e batte sempre più forte nei corridoi del potere”. Continuando a leggere, si apprende infatti che il sistema “Maven AI” di Palantir “è destinato a diventare programma ufficiale del Pentagono”. 

Ne conseguono diverse riflessioni. Come è noto, le guerre dei nostri tempi si basano sulla rapidità delle decisioni indotte dall’analisi immediata dei dati e sia il reperimento dei dati, sia la loro analisi si avvalgono del calcolo computazionale, oggi evolutosi in intelligenza artificiale. Da questi passaggi deriva capacità decisionale militare, condizionata se non direttamente dettata dal software che ha fornito i dati e sviluppato l’analisi dei dati stessi. Dunque, chi dispone di strumenti più avanzati per affrontare con velocità e precisione queste fasi – raccolta dati, analisi degli stessi, definizione degli obiettivi da colpire – detiene un vantaggio assoluto sull’avversario.

Che a guidare le operazioni belliche, ossia distruzione e morte, siano gli algoritmi è ormai noto e saperlo provoca, non solo in noi, vero panico. Suscita però ulteriore sconcerto la notizia che Karp e Thiel non saranno più solamente i venditori di software finalizzati a usi diversi fra i quali quelli militari, ma con la loro Maven AI promossa a programmatore ufficiale condurranno la pianificazione militare americana, che dal Pentagono passa quindi in mano a un’azienda privata, appunto Palantir.

Da sempre gli Stati acquistano sistemi di alta tecnologia a scopo bellico e tali sistemi sono creati soprattutto da aziende private, tuttavia il ruolo dell’intelligenza artificiale è oggi così preponderante che non è azzardato dire che la mano che disegna gli strumenti di AI impiegati nelle operazioni militari sia di fatto la stessa che disegna i piani di guerra. Siamo dunque di fronte allo sviluppo di un capitalismo tecnologico che, per la centralità assunta dall’intelligenza artificiale, sottrae ai governi e alle autorità militari potere strategico e decisionale per affidarlo al calcolo algebrico. Un calcolo che inevitabilmente sarà diretto dagli interessi del privato che lo programma. La sorte del mondo in funzione dell’interesse di piattaforme inventate da aziende private. Conoscendo i legami affaristici fra Donald Trump e Peter Thiel, non può lasciarci indifferenti sapere che la creatura artificiale di Palantir sia da oggi “ufficialmente” il programmatore dei prossimi affronti al mondo del Presidente degli Stati Uniti.

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