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Ucraina e Europa nel libro di Rocco A. Cangelosi

La guerra in Ucraina continua e non ci sono ancora segnali credibili di un prossimo accordo che metta a tacere le armi. Una riflessione accurata sulle cause del conflitto, lo svolgimento, il futuro che coinvolge l’intero continente europeo e in particolare il ruolo dell’Unione europea, si trova nel volume dell’ambasciatore Rocco A. Cangelosi, L’Ucraina e il destino dell’Europa. Perché il futuro del continente passa per Kyiv, uscito lo scorso marzo per IDA press. Riportiamo di seguito la prefazione al saggio scritta da Giorgio La Malfa, la premessa a cura dell’autore e una cronologia essenziale delle principali tappe di integrazione dell’Unione europea.

Prefazione

Il libro di Rocco Cangelosi sulla guerra in Ucraina è un libro prezioso, sia che il proprio interesse sia rivolto a  comprendere le cause profonde, le origini lontane e vicine nel tempo e le vicende diplomatiche che hanno preceduto l’avvio della cosiddetta Operazione speciale  russa del febbraio 2022, sia che invece  ci si interroghi sugli esiti possibili della guerra e sui riflessi che essa ha già avuto ed avrà sui rapporti fra l’Europa e gli Stati Uniti e  sul futuro dell’Europa in quanto tale.

I primi sei capitoli riguardano le vicende che hanno preceduto l’invasione russa. I due successivi gli sviluppi militari sul campo, mentre i capitoli dal nono al sedicesimo riguardano la politica americana verso l’Ucraina e i rapporti fra Stati Uniti ed Europa dalla rielezione di Donald Trump in avanti. I due ultimi capitoli e le Conclusioni riguardano essenzialmente il futuro dell’Europa. Particolarmente utili sono le appendici cronologiche poste al termine di alcuni dei capitoli del libro che riassumono gli avvenimenti principali intervenuti nel corso del tempo.

La tesi di fondo del libro è che la guerra in Ucraina non può e non deve essere considerata come una vicenda specifica e delimitata in sé stessa. Non si tratta di una questione che riguarda soltanto il popolo ucraino, il suo passato e il suo futuro: “Oggi, il destino dell’Ucraina e quello dell’Europa sono intrecciati come mai prima. L’esito della guerra influenzerà la sicurezza del continente per generazioni…e la capacità dell’Europa di sostenere Kyiv sarà il metro con cui il mondo giudicherà la sua coerenza e la sua ambizione geopolitica.”

Per Cangelosi, l’Europa ha avuto nel corso degli anni ed ha tuttora molte difficoltà a comprendere questo aspetto “esistenziale” della questione ucraina: per alcuni dei paesi europei membri della UE e della NATO, specialmente quelli geograficamente vicini all’Ucraina, questo carattere della questione ucraina è del tutto evidente; per altri la consapevolezza è minore. Talvolta, in questi paesi, ne sono consapevoli i governi e non l’opinione pubblica; in altri casi ne sono consapevoli i partiti di opposizione, ma non i governi.

Il punto è che la questione ucraina nasce dalla fine dell’ordine o dell’illusione di ordine che si pensava si fosse stabilito all’indomani della caduta del Muro di Berlino nel 1989 e della susseguente fine del comunismo e dell’Unione Sovietica. La speranza o l’illusione allora furono che la Russia, il paese principale sopravvissuto alla fine dell’Unione Sovietica, avesse perso i caratteri di minacciosità che aveva avuto l’URSS nel corso dell’intero dopoguerra e che fosse o potesse diventare una potenza pacifica destinata ad integrarsi con l’economia europea e in qualche modo a rafforzarne le basi attraverso la provvista di fonti energetiche. Quanto agli Stati Uniti, si pensò e ci si illuse che essi avrebbero continuato comunque a garantire, attraverso la NATO, la sicurezza dell’Europa.

Ambedue queste aspettative si sono dimostrate infondate. L’avvento di Putin ha segnato il ritorno alle aspirazioni “imperiali” della Russia. I segnali non erano mancati nei suoi discorsi, ma il punto di svolta è stato costituito, ben prima del lancio della Operazione speciale nel febbraio 2022, dall’annessione della Crimea nel 2014. Questa grave violazione del diritto internazionale doveva essere considerata come un segnale inequivocabile della fine delle illusioni del 1989 di una Russia pacificamente integrata con l’Occidente. Invece, la diplomazia e la politica europee hanno fatto una enorme fatica a rendersene conto, mentre i legami costituiti dagli approvvigionamenti energetici facevano la loro parte nel ritardare una presa di coscienza della realtà.

Nello stesso tempo l’America, ben prima del secondo mandato di Trump, dava segnali di attenuazione dei vincoli di solidarietà atlantica. Anche in questo caso i segnali erano evidenti ma non avevano prodotto alcuna riflessione organica da parte dei paesi europei della NATO.  La svolta americana si è manifestata in modo clamoroso con il ritorno di Trump alla Presidenza degli Stati Uniti all’inizio dello scorso anno. Il trattamento riservato a Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca nel febbraio del 2025 doveva rappresentare uno shock drammatico per i paesi europei: lo è stato, ma solo fino a un certo punto, perché l’Europa non è e non sente di essere un’entità politica e non è quindi in grado di esprimersi politicamente se non attraverso la ricerca di una posizione comune fra gli Stati che la compongono. È emerso con chiarezza in questi anni il limite costituito dall’avere rinunciato al modello federale nella costruzione dell’Europa e di essersi acconciati a una semplice confederazione di Stati nazionali. In un mondo in cui le grandi potenze violano senza alcuna remora le regole del diritto internazionale, come si è visto in questi giorni nella ripresa della guerra contro l’Iran, il “concerto” fra gli Stati nazionali europei come base della politica europea è una ricetta che certifica l’irrilevanza dell’Europa.

Nella parte finale del libro, Cangelosi spinge lo sguardo verso il futuro. Dopo avere riassunto i primi mesi della Presidenza Trump, il vertice russo-americano di Anchorage, l’incredibile attacco alla sovranità danese sulla Groenlandia, Cangelosi fa riferimento al discorso importante pronunciato dal premier canadese Carney nel corso del Forum di Davos di poche settimane fa e ne condivide la descrizione di quello che si avvia ad essere il nuovo ordine o disordine mondiale e delle sue implicazioni per i paesi democratici dell’Occidente.

Il libro ovviamente non tenta di dare una risposta all’interrogativo sulla capacità dei paesi europei di essere all’altezza di queste sfide. Nota come un fatto positivo e in parte inatteso che la guerra in Ucraina, la violenza di Putin, la brutalità di Trump abbiano reso l’Europa più consapevole: si poteva temere, infatti, che i paesi europei e le loro istituzioni si sarebbero frantumati di fronte a queste sfide. Questo non è avvenuto. Anzi, vi sono segnali di una risposta comune. Basta pensare, da ultimo, al discorso di Macron sulla parziale condivisione del deterrente nucleare francese ed alla collaborazione che si è già stabilita con paesi come la Germania, l’Olanda, la Svezia e addirittura la Grecia (non l’Italia, la cui conduzione politica in questi frangenti meriterebbe un discorso a parte). E tuttavia: “l’Europa non può limitarsi a ‘reagire bene’ nei momenti di picco: deve costruire un’architettura che regga quando l’emozione cala, quando i costi diventano visibili, quando l’unità viene stressata”.

Questi sono i termini del problema politico dell’Europa e bisogna essere grati a Rocco Cangelosi per averli illustrati, in una ricostruzione accuratissima delle vicende della guerra in Ucraina, con tanta chiarezza e con tanta ricchezza di riferimenti e di dati.

Giorgio La Malfa, marzo 2026

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Premessa

L’Ucraina è diventata, nel giro di pochi anni, il punto in cui si misura la solidità dell’ordine europeo. Non è soltanto un Paese in guerra, né un semplice vicino orientale dell’Unione Europea: è il luogo in cui si intrecciano sicurezza, identità, valori e ambizioni geopolitiche del continente. Per capire l’Europa di oggi – e soprattutto quella che verrà – bisogna partire da Kyiv.

Per decenni, l’Ucraina è stata percepita come una periferia: un territorio di confine, sospeso tra l’eredità sovietica e un’aspirazione europea mai del tutto compiuta. Ma questa visione è crollata nel 2014, con l’annessione della Crimea, e definitivamente nel 2022, quando l’invasione su larga scala ha costretto l’Europa a guardare in faccia la propria vulnerabilità. Da quel momento, l’Ucraina non è più un tema di politica estera: è diventata una questione interna all’Europa, una sfida che riguarda la sua sicurezza, la sua economia e la sua credibilità.

La guerra ha riportato nel cuore del continente qualcosa che molti credevano impossibile: un conflitto convenzionale, combattuto con artiglieria, carri armati, missili e trincee. L’Europa, abituata a pensarsi come un progetto di pace, si è trovata improvvisamente a dover ragionare in termini di deterrenza, difesa comune, autonomia energetica e resilienza strategica. L’Ucraina, con la sua resistenza, ha costretto l’Unione a uscire dalla sua zona di comfort e a confrontarsi con la realtà di un mondo in cui la forza militare e la volontà politica tornano a essere decisive.

Ma la centralità dell’Ucraina non è solo militare. È anche politica. La scelta europea compiuta dagli ucraini – prima nelle piazze di Euromaidan, poi nella difesa armata del Paese – ha trasformato l’idea stessa di Europa. Ha mostrato che l’Unione non è soltanto un mercato o un insieme di regole, ma un progetto politico che può ancora ispirare, mobilitare e persino essere difeso con le armi. L’Ucraina ha ricordato all’Europa ciò che l’Europa rischiava di dimenticare: che i valori democratici non sono garantiti per sempre, e che la libertà ha un prezzo.

Oggi, il destino dell’Ucraina e quello dell’Europa sono intrecciati come mai prima. L’esito della guerra influenzerà la sicurezza del continente per generazioni. La ricostruzione ucraina sarà una delle più grandi sfide economiche e politiche del dopoguerra europeo. L’eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione ridefinirà equilibri interni, priorità strategiche e rapporti di forza. E, soprattutto, la capacità dell’Europa di sostenere Kyiv sarà il metro con cui il mondo giudicherà la sua coerenza e la sua ambizione geopolitica.

L’Ucraina è decisiva perché costringe l’Europa a scegliere chi vuole essere. Un attore globale o una potenza incompiuta. Un’unione di valori o un semplice spazio economico. Un continente capace di difendersi o un territorio esposto alle pressioni esterne.

Questo libro parte da qui: dalla consapevolezza che l’Ucraina non è un capitolo della storia europea, ma il suo banco di prova. Capire l’Ucraina significa capire l’Europa. E capire l’Europa significa comprendere il futuro politico del Continente.

Rocco A. Cangelosi , marzo 2026

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CRONOLOGIA ESSENZIALE

1945 – Fine della Seconda guerra mondiale L’Europa esce devastata materialmente e moralmente dal nazifascismo.

1949 – Nascita della NATO L’Alleanza Atlantica garantisce la sicurezza dell’Europa occidentale.

1951 – Trattato CECA Prima istituzione sovranazionale europea.

1954 – Fallimento della CED La Francia respinge il progetto di esercito europeo.

1957 – Trattati di Roma Nascono CEE ed EURATOM.

1966 – Compromesso di Lussemburgo Il principio dell’“interesse vitale” limita il voto a maggioranza.

1975 – Atto finale di Helsinki Accordo paneuropeo su sicurezza, diritti umani e cooperazione.

1986 – Atto Unico Europeo Riforma istituzionale che avvia il Mercato Unico.

1992 – Trattato di Maastricht Nasce l’Unione Europea.

1997 – Trattato di Amsterdam Schengen integrato nell’UE; cooperazioni rafforzate.

2000 – Trattato di Nizza Riforma istituzionale in vista dell’allargamento.

2001 – Dichiarazione di Laeken Avvio della Convenzione europea.

2004 – Trattato Costituzionale La Convenzione elabora il testo.

2005 – Referendum in Francia e Paesi Bassi Il Trattato Costituzionale viene respinto.

2007–2009 – Trattato di Lisbona Riforma istituzionale che recupera gran parte del Trattato Costituzionale.

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