May 5, 2025, Washington, District Of Columbia, USA: United States President Donald J Trump signs a series of executive orders related to health care in the Oval Office of the White House in Washington, DC USA, 05 May 2025. Trump said he would soon make an announcement on health care that would be ‘more related to costs, the costs of medicine and drugs. (Credit Image: © Jim Loscalzo - Pool Via Cnp/CNP via ZUMA Press Wire)

Le promesse mancate del Tycoon

Riportiamo di seguito l’articolo di Giorgio La Malfa, pubblicato oggi dal quotidiano l’Altravoce

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(l’Altravoce) – Chi l’avrebbe detto che, a meno di due anni dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, l’economia sarebbe stata il suo tallone di Achille e maggiore insuccesso? Era facilmente prevedibile quello che è avvenuto dall’inizio dello scorso anno a oggi sul terreno della politica estera e delle relazioni internazionali: il rapido peggioramento dei rapporti con i paesi europei della Nato e con l’Unione europea; le aperture nei confronti di Putin e il minor sostegno nei confronti dell’Ucraina; il ricorso a un unilateralismo esasperato; l’ostilità o l’aperto boicottaggio delle istituzioni multilaterali come l’Onu. E così è stato. Si poteva prevedere l’uso e l’abuso dei dazi doganali. Si poteva immaginare che su temi come l’immigrazione o la sicurezza Trump avrebbe mostrato il volto peggiore dell’America. E così è stato.

Si pensava, invece, che sul piano economico, il presidente rieletto avrebbe fatto di tutto per mantenere le sue promesse. Esse erano essenzialmente tre: ridurre il prezzo della benzina, che in alcuni Stati toccava i 4 dollari e farlo scendere a due dollari; combattere e sconfiggere definitivamente l’inflazione che egli attribuiva agli errori del suo predecessore; stimolare una forte ripresa degli investimenti negli Stati Uniti con varie misure, la principale delle quali doveva essere la riduzione dei tassi d’interesse che l’odiato Powell (peraltro da lui nominato alla testa della Federal Reserve nel corso del suo precedente mandato) manteneva così alti. Le Borse avrebbero registrato i benefici del mantenimento di queste promesse e avrebbero macinato record su record rendendo felici non solo i suoi ricchi sostenitori, ma anche contribuendo a garantire che i fondi pensione potessero pagare alla classe media americana pensioni adeguate e crescenti.

Se questa era la convinzione di quanti lo avevano sostenuto nel novembre del 2024 ed anche nei mesi successivi, la realtà si rivela per quello che è: le promesse della campagna elettorale, e le assicurazioni che Trump ha continuato a dare fino a oggi si rivelano inconsistenti. Altro che scendere a due dollari: la benzina corre verso i 5 dollari mentre appare evidente che il presidente non abbia la minima idea di come por fine alla guerra insensata contro l’Iran avviata nello scorso mese di febbraio. Trump sembra incapace sia di continuare, sia di concludere l’azione intrapresa senza una chiara individuazione degli obiettivi e dei risultati da perseguire. Ma non cresce solo il prezzo della benzina: gli ultimi dati indicano che l’inflazione che nel 2024 era avviata verso il 2%, ora supera il3%e tende verso il 4%. L’aumento dei prezzi della benzina e la ripresa dell’inflazione escludono quella riduzione dei tassi che Trump sperava di ottenere eliminando dalla Federal Reserve l’odiato Powell. Se hanno un senso le parole pronunziate pochi giorni fa dal successore di Powell, nelle prossime settimane la Fed potrebbe essere indotta ad aumentare significativamente i tassi d’interesse. La conseguenza delle incertezze di carattere internazionale, delle aspettative d’inflazione e del possibile aumento dei tassi d’interesse sta provocando una significativa caduta dei corsi dei titoli di stato nelle Borse di tutto il mondo.

Il problema principale sono le aspettative di inflazione: se i mercati prevedono un’inflazione più elevata, chiedono che i rendimenti delle obbligazioni e dei titoli di Stato incorporino il previsto aumento dei prezzi. Ma in realtà vi è di più: potrebbe essere iniziato un fenomeno più generale di allontanamento dei risparmiatori dalle Borse. Potrebbero cioè prendere corpo le preoccupazioni già emerse in queste settimane sugli eccessivi livelli di prezzi toccati dalle azioni delle imprese collegati con l’Intelligenza Artificiale. Qualcuno ha parlato in queste settimane di una “bolla” speculativa su questi titoli che potrebbe essere pronta a scoppiare. Nelle svolte degli stati d’animo degli investitori conta anche la fiducia nelle istituzioni politiche. Forse fino a qualche mese fa le rassicurazioni di Trump che, a dispetto dei numeri, annunciava che per l’America si profilava una nuova “età dell’oro” sarebbero bastate a calmare gli stati d’animo ribassisti. Oggi non è più così. Trump continua a ripetere come un ritornello che non bisogna fare caso ai numeri perché le cose vanno benissimo. Ma sono molti meno quelli che sono disposti a credergli ed a rischiare i propri investimenti dandogli ascolto. E molti sono stati suoi elettori nel 2024.

In queste condizioni, sembra profilarsi per Trump una netta sconfitta nelle elezioni del prossimo novembre. I sondaggi indicano una altissima probabilità che i democratici conquistino la Camera dei rappresentanti, ma è data anche a oltre il 50% la probabilità che anche in Senato possano cambiare gli equilibri. Non è detto che ciò avverrà né si può escludere che in un mondo così instabile possa avvenire qualcosa che cambi di colpo gli stati d’animo dell’elettorato. E tuttavia l’elettorato americano è stato già colpito dalle conseguenze delle politiche di Trump in questi due anni e difficilmente fra ora e novembre potranno concretizzarsi dei vantaggi economici che compensino i danni già subiti.

Ma quello che deve preoccupare di più è che, al di là della sconfitta nelle elezioni di novembre, i danni arrecati al mondo da Trump saranno molto difficili da sanare e richiederanno tempo e costanza.

3 settembre 2026

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