Secondo il web per “luogo del cuore” s’intende “un luogo intimo che custodisce ricordi ed emozioni speciali che per il suo valore affettivo è radicato nella memoria e nell’anima di una persona, offrendo pace, serenità e senso di appartenenza con un significato personale che lo rende speciale”.
Tra i miei “luoghi del cuore” uno dei primi posti lo riveste il Rione di San Saba: sorta di groviglio inestricabile di sentimenti ed emozioni di varia natura che coinvolge storia e politica, architettura e urbanistica, teatro e persino odontoiatria, dove trovano cittadinanza personaggi di rilievo che molto hanno influito positivamente nei rispettivi campi e, last but not least, sul sottoscritto.
Parlare di San Saba significa infatti far tornare in mente Ernesto Nathan, il grande Sindaco repubblicano di inizio Novecento che combattendo le rendite parassitarie legate soprattutto agli interessi del Vaticano, apportò per i ceti subalterni tante e tali innovazioni da soddisfare nei vari campi le nuove esigenze emergenti. Una esperienza, quella di Nathan, che aumenta a dismisura l’orgoglio della mia appartenenza alla stessa area politico-culturale.
Ma parlare di San Saba, significa anche porre l’attenzione sul primo intervento ICP che con la progettazione di un grande ingegnere d’ispirazione socialista, il marchigiano Quadrio Ferruccio Pirani, definì i nuovi standard abitativi riconoscendo per tutti il diritto di vivere in abitazioni collocate in un contesto che ne esaltasse la bellezza, la qualità edilizia e la stessa dignità degli abitanti.

Parlare di San Saba, significa infine ricordare due figure che in diversi campi (il teatro e l’odontoiatria) hanno fatto la storia delle loro discipline, onorandomi della loro amicizia come Sergio Ammirata che, superati i novanta anni, dirige magistralmente il Teatro Anfitrione, non disdegnando di calcare ancora la scena da protagonista, firmando versioni comiche di opere altrui.

Menzione particolare la dedico poi al Prof. Giovanni Dolci, caposcuola dell’odontoiatria italiana ed accademica, che insieme all’adorata moglie Sandra Gallottini hanno abitato proprio a San Saba prima di trasferirsi vicino al mare, conoscendosi in quella omonima Basilica dove all’epoca le donne e gli uomini occupavano file di banchi diversi, regola che però non impediva lo scambio di sguardi molto eloquenti, seppur muti, e il nascere di solide unioni.
Lo scorso novembre, grazie alla collaborazione di Padre Sergio, abbiamo celebrato in Basilica il decennale della scomparsa dei coniugi Dolci e quando, nei mesi precedenti incontrai Padre Sergio per organizzare il tutto, una anziana signora presente si ricordò della Signora Sandra Gallottini giovane: una fortuita coincidenza ma anche una memoria che onora i “sansabini”.

Parlare, infine di San Saba, significa constatare che ancora oggi – a distanza di oltre cento anni dalla sua nascita – si conserva “lo spirito del luogo” che ha fatto di questo Rione un “unicum” nella Capitale e che per molti tratti si rinviene nei “tre” Sergio che ci vivono.

Padre Sergio, Parroco della Basilica centro di accoglienza e motore inesauribile di iniziative; il citato Maestro Sergio Ammirata che rappresenta un importante pezzo del Teatro italiano ed il Maestro Sergio Cantarelli che con il suo “Forno Pane di San Saba” rappresenta un imperdibile luogo di ristoro che ormai da quasi quaranta anni fa parte integrante del panorama “sansabino”.
XXI Rione di Roma: San Saba
Collocato sul cosiddetto “Piccolo Aventino”, nell’area sud di Roma, tra le Mura Aureliane, Viale Aventino, Viale della Piramide Cestia e Porta San Sebastiano, il Rione di San Saba annovera anche eccelse testimonianze del passato come le Terme di Caracalla, la Casina del Cardinale Bessarione, la Basilica dei Santi Nereo ed Achilleo, la Basilica di Santa Balbina per non tralasciare quella di San Saba.
Si narra che in età arcaica in quei luoghi – presso l’attuale Piazza Remuria – fosse sepolto Remo, mentre in epoca imperiale tra le varie ville degne di citazione rinveniamo la casa privata di Adriano (Privata Hadriani) e del Console Lucio Facio Cilone (Domus Cilonis).
Successivamente, nel 216 d.c. furono costruite le Terme di Caracalla, mentre all’alto medioevo risalgono le origini della Basilica di San Saba.
Intorno al VII secolo alcuni eremiti si insediarono infatti sulle rovine della “statio” (caserma) della IV coorte dei vigiles edificata su quella posizione strategica dove era possibile dominare gran parte del territorio circostante.
Nel secolo successivo alcuni monaci orientali provenienti da Gerusalemme presero possesso del luogo, costruendo un monastero che nel IX secolo diventò molto importante per i suoi legami con Costantinopoli.
La Basilica estese così i suoi possedimenti a Marino e a Palo, passando nei secoli dai benedettini ai cluniacensi, dai cistercensi al Collegio Germanico-Ungarico sino ai Gesuiti che tuttora la governano.
Si deve al Sindaco Nathan (1907 – 1913) e a Edmondo Sanjust di Teulada l’approvazione di un rivoluzionario Piano Regolatore che limitò i voraci interessi dei proprietari terrieri e dei costruttori, favorendo un organico ed ordinato sviluppo urbanistico ed edilizio della Capitale.
Risale infatti a quegli anni, l’avvio dei lavori per i Rioni di San Saba, Testaccio e Garbatella nel quadrante interessato allo sviluppo industriale che aveva nel Gazometro, nei Mercati Generali e nel Mattatoio i principali centri di attività.
San Saba, con il limitrofo Testaccio ed insieme a Prati, furono gli ultimi Rioni creati nel 1921 dentro la triplice cinta muraria di Roma (mura aureliane, gianicolensi e leonine).
Ernesto Nathan
Nato a Londra nel 1845 ha avuto nella madre, Sara Levi Nathan – amica di Aurelio Saffi e fervente seguace di Giuseppe Mazzini con il quale ebbe anche una relazione sentimentale – la persona che influenzò non poco l’educazione e la cultura del futuro Sindaco di Roma.

Ernesto Nathan continuò le battaglie materne anche quando, ottenuta la cittadinanza italiana, divenne consigliere provinciale di Pesaro, città natale di Sara Levi, aderendo poi alla massoneria dove scalò tutti i vertici.
Nel 1889 fu tra i fondatori della Società Dante Alighieri e nel 1898 fu eletto consigliere comunale di Roma assumendo l’incarico di assessore all’economato e ai beni culturali.
Dopo l’arrivo dei Savoia a Roma nel 1870, la città venne investita da una vasta ondata immigratoria per supportare le nuove necessità amministrative e la popolazione passò dai circa 220.000 abitanti del 1870 al doppio nel trentennio successivo.
L’attività edificatoria divenne frenetica per l’apertura di nuovi ministeri ed edifici pubblici, con la connessa rete stradale e le abitazioni per i nuovi cittadini romani provenienti dalle altre regioni e città italiane, il tutto senza tener in debito conto gli enormi giacimenti archeologici, come descritto da Rodolfo Lanciani.
Ernesto Nathan fu eletto Sindaco di Roma nel 1907, rimanendo in carica sino al 1913, dopo la rielezione del 1911.
Due furono i suoi principali assi di intervento: contrastare l’enorme speculazione edilizia (il 55% dei terreni edificabili dell’epooca erano infatti in mano a soli sette proprietari) e gestire l’istruzione con un vasto piano per l’infanzia e per la formazione professionale non tralasciando interventi anche nel campo dell’assistenza sanitaria, sottraendo tali settori agli interessi Vaticani.
Su un altro versante si caratterizzò l’operato di Nathan e dei competenti assessori, come Giovanni Montemartini cui fu dedicata una centrale oggi sede sulla via Ostiense di un pregevole museo: la municipalizzazione dei principali servizi comunali.
Nei trasporti fu costituita l’Azienda Autonoma Tranvie Municipali oggi ATAC e poi l’Azienda Elettrica Municipale oggi ACEA con la creazione nel 1912 della Centrale Montemartini. Per quanto riguarda l’acqua, Il Vaticano già possedeva l’acquedotto dell’Acqua Marcia e cercava di controllare anche l’acquedotto dell’Acqua Vergine ma un referendum del 1909 portò la gestione dell’acqua sotto il controllo municipale.
Oltre ai Mercati Generali, fu creata all’Esquilino anche la Centrale del latte comunale e grazie ai fondi per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia, fu inaugurato il Vittoriano e il Palazzo di Giustizia oltre alla Passeggiata Archeologica, voluta da Guido Baccelli, la cui realizzazione risale al 1917.
Furono aperti 150 asili nido comunali, istituendo altresì guardie mediche ed ostetriche e presidi di assistenza sanitaria, mentre nell’agro romano vennero costituite 46 scuole rurali.
Lasciata la carica di Sindaco nel 1913, Ernesto Nathan all’età di 70 anni si arruolò volontario per la Grande Guerra. Morì a 76 anni nel 1921, lasciando una grande eredità e facendo arrivare la Capitale d’Italia a livello delle principali capitali europee.
Quadrio Ferruccio Pirani
Nasce a Jesi nel 1878, apprendendo dal padre capomastro i primi rudimenti dell’edilizia. A Roma si laurea in ingegneria civile, entrando a far parte anche della redazione del settimanale socialista “La libera parola”.
Gli ideali socialisti informarono tutta la vita di Quadrio Pirani che in una intervista poco prima della sua scomparsa affermò: “Ho sempre avuto a cuore i problemi sociali ed ho voluto costruire per il popolo partendo però da basi solide. Ho edificato case economiche inquadrando tale aggettivo nel giusto significato: economia non significa risparmio sulla qualità, significa rendimento, durata.”
Nel 1904 inizia a collaborare con l’ICP Istituto Case Popolari di Roma, istituti nati l’anno prima da una iniziativa legislativa fortemente voluta da Luigi Luzzatti nel 1903, ex Ministro del Tesoro, per concretizzare il principio della solidarietà e di una maggiore giustizia distributiva a favore. Lo stesso Luzzatti fu il primo Presidente dell’ICP di Roma, creato sotto la sindacatura di Prospero Colonna.
Furono quelli gli anni di una vera e propria genia di architetti e ingegneri quali Gustavo Giovannoni e Innocenzo Sabbatini che collaborarono con l’ICP a Roma, creando interi quartieri seguendo lo stile del barocchetto romano, coniugando funzionalità abitativa ed estetica, con un uso frequente di bugnati, mascheroni, festoni, cancellate in ferro, colori caldi, infissi in legno e tetti rossi.
La Garbatella, insieme a Città Giardino e tratti del Flaminio rappresentano gli esempi più evidenti di barocchetto romano che riprendono gli esempi delle garden town inglesi mentre il quartiere Coppedè, realizzato da Gino Coppedè, riprende alcuni stilemi del barocchetto romano integrandolo con il gotico ed il liberty, creando un mirabile esempio di architettura fiabesca e surreale.
Il Rione di San Saba, come peraltro Testaccio, non si rifà agli stili imperanti all’epoca, badando più all’essenzialità, alla funzionalità e – come disse Pirani – all’economicità intesa come durata e rendimento.
Un periodo, quello del primo ventennio del Novecento – dopo l’austero “stile umbertino” di fine ottocento – particolarmente fecondo per l’architettura e per l’urbanistica, prima di quel razionalismo funzionale del periodo fascista che presto virò verso un monumentalismo compiacente con il regime.
Nel 1910, Pirani lascia l’ICP di Roma ed apre uno studio con Giovanni Bellucci, firmando innumerevoli progetti, fra i quali è doveroso citare quello di Villa Fiorelli, e ricoprendo vari prestigiosi incarichi, scomparendo a Roma nel 1970.
Il progetto San Saba
San Saba rappresenta il primo importante intervento dell’Istituto Case Popolari di Roma, progettato nel 1906 e terminato nel 1923.

Come riporta la documentazione di una mostra del 2023, a cura dell’ATER e del DPT Architettura dell’Università Roma Tre, San Saba “per le sue caratteristiche tipologiche e formali rappresenta un esempio unico di quartiere progettato a misura d’uomo, articolato in base ad una misurata gerarchia dei percorsi e dei tipi edilizi (villini, case a schiera, palazzine a corte) studiati per offrire un alloggio a diverse utenze sociali, in particolare agli operai ed al piccolo ceto impiegatizio della zona industriale a sud di Roma. Il quartiere è ancora oggi espressione di una straordinaria qualità architettonica e urbana, riconoscibile negli spazi aperti e nei prospetti, sottolineati da elaborate partiture in laterizio che costituiscono la tipica connotazione dei progetti di Pirani, il principale protagonista della sperimentazione architettonica sulla casa popolare a Roma agli inizi del Novecento.”

La prima fase della realizzazione di San Saba – continua la documentazione della mostra – riguarda le “casette economiche” per i lotti I, IV e VI realizzati tra il 1906 e il 1911. La scelta dei tipi edilizi rappresentava una tendenza culturale e politica il cui obiettivo era orientare verso una dimensione borghese il ceto popolare e impiegatizio che costituiva buona parte del tessuto sociale romano.

La seconda fase parte nel 1911 sino alla vigilia della prima guerra mondiale con la configurazione del quartiere attraverso la realizzazione di edifici a corte aperta di tipo semintensivo (lotti VII e VIII) oltre alla costruzione di un tipo misto (lotti III e VI) ed alla demolizione di due casette pericolanti sostituite da una palazzina a “C” (lotto I).
Nel dopoguerra, dal 1919 al 1923, si completa il quartiere grazie alla realizzazione dei lotti IX, X, XI, definendo il fronte su Viale Giotto a ridosso delle Mura Aureliane, realizzando anche interventi di manutenzione dell’esistente.
“La Città Giardino immaginata da Quadrio Pirani e ispirata alla Londra natia del Sindaco Nathan trova nei giardini della piazza la sua sublimazione formando, insieme all’abside della vecchia basilica, una quinta scenografica emozionante circondata dalle piccole casette popolari”.

La piazza è Piazza Gian Lorenzo Bernini ed il quartiere, pardon “il Rione”, è San Saba, l’incipit è tratto da “Storia e storie di San Saba” di Fabrizio Fantera, un “sansabino” che ha vissuto e vive tuttora il Rione natio, che descrive nel suo libro da cui si apprendono i motivi dell’unicità del luogo: dal grande senso d’appartenenza degli abitanti alla grande solidarietà che ne informa il carattere; dalle gesta della Resistenza durante il fascismo e l’occupazione nazista alla rinascita democratica, per non parlare della vocazione all’associazionismo ed alle attività culturali.

Si viene così a sapere che a San Saba c’erano ben quattro sedi di partito (DC, PCI, PSI e PRI), e torna in mente quanto mi disse anni fa il Prof. Dolci quando negli anni del dopoguerra si radunavano ai quattro angoli dei giardini di Piazza Bernini alcuni giovani dei quattro partiti che all’improvviso e senza alcun motivo scatenante si ritrovavano al centro dei giardini a darsele di santa ragione.

Non è esagerato quindi definire San Saba, un Rione “unico” a Roma, con uno “standing” tale da attrarre anche quanti, come il sottoscritto, hanno sempre vissuto agli antipodi e per lunghi periodi fuori della città, conoscendolo, frequentandolo ed amandolo solo in età matura, ma non per questo meno intensamente.
Tanto da affrontare il traffico romano per attraversare l’intera città e andare a prendere il pane ai cereali al Forno Cantarelli, fare quattro chiacchiere quando capita con Sergio Ammirata e bighellonare per le belle e silenziose strade del Rione pensando a Nathan, a Pirani ed all’avverso destino che non mi ha fatto nascere “sansabino”, ma anche alla fortuna di conoscere ed amare questo meraviglioso luogo.
Maurizio Troiani, nato a Roma nel 1949, studia Scienze Politiche all’università La Sapienza di Roma. Si iscrive nel 1971 alla Federazione Giovanile Repubblicana e in seguito al PRI. Entrato a far parte dell’Ufficio Stampa della FLM (Federazione Lavoratori Metalmeccanici), passa poi alla UIL, dove si occupa di tematiche riguardanti l’organizzazione del lavoro. Nel 1983 entra in CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato), dove segue le tematiche riguardanti l’artigianato e la piccola impresa, dirigendo alcune strutture nazionali. Lasciata l’attività lavorativa nel 2009, assume incarichi di consulente nel settore delle relazioni istituzionali con alcune associazioni di categoria.